Il vestito inutile

Opera “Il vestito inutile” 2001 Tecnica: lavoro a maglia di lana. Dimensioni: 200X300

Ho realizzato quest’opera, quando ancora studiavo pittura.  Nei primi anni del 2000 ed io ero giovane e piena di energie, ma anche combattuta.

Durante il percorso, dopo aver portato le prime composizioni, un mio docente di allora mi suggerì di fare ricerche su artiste contemporanee e degli anni ’70.

L’arte è in continua evoluzione, in un continuum pari all’andamento della vita, e per andare avanti è importante sapere su quale strada ci si trova, la storia. Essere consapevoli permette anche di decidere come utilizzare uno strumento quando si ha un messaggio, indipendentemente dalle letture ulteriori che possono scaturire.

Mi sentivo ad un punto cruciale della mia vita.

Cominciai a lavorare a maglia allo scopo di creare un’opera di grandi dimensioni con l’unico punto che conoscevo e che amo ancora: il tutto dritto. Il tempo passava e io lo riempivo con quadrati e rettangoli e continuai per un anno. Divenne più grande delle mie aspettative iniziali. Lavoravo su quadrati e rettangoli componendo i colori come se si trattasse di un dipinto. Infine smisi di pensare alla forma dell’opera come una grande tela e iniziai a lasciare vuoti in alcune zone e estremità con sporgenze. Era il mio vestito. Un senso di desiderio di essere presentabile e credibile al mondo, ma anche l’incapacità, la sensazione di diversità e difficoltà nel relazionarmi al mondo.

Continuai a lavorare a maglia, mi affascinava l’aspetto del ruolo della tradizione e del suo stravolgimento nelle finalità, sia rispetto alla tecnica che come mia risposta al mondo. Il vestito era inutile, perché una materia come la lana, che dovrebbe scaldare ed essere morbida, non arrivava a coprirmi a sufficienza, non mi proteggeva e anzi irritava la pelle. Nella relazione Io-mondo, io ero di un altro pianeta.

Era in fondo un autoritratto che ha rispecchiato molto del mio percorso degli anni a seguire dell’Accademia.

E la mia opera, chiusa in due valigie, è rimasta nell’invisibilità per anni. Ma sto lottando contro le mie paure per raccontarmi e raccontare il mio lavoro.

Quando lo riguardo penso che somigli alla “strada per gli inferi”,  come dice il proverbio, “è lastricata di buone intenzioni”.

Ma è più di questo. Ed è in fase di trasformazione e rinascita, come me, di nuovo di fronte a un grande momento di cambiamento e passaggio.

Robi Mui
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