Colori che scaldano 2015

Il progetto è ripartito a novembre/dicembre 2015. Con delle modifiche strutturali anche se il principio è lo stesso. Come l’anno scorso è ancora un’idea che non ha uno spazio suo, ma forse avrò la possibilità di un punto raccolta. Per adesso si basa sulla partecipazione delle persone che volontariamente aderiscono, spero anche di trovare una struttura per fare attività. Io sono fiduciosa, grazie ad alcune persone che ci hanno creduto in primavera. Mi piacerebbe riuscire a fare attività almeno in una struttura.  A gennaio 2015 ho raccolto dai primi partecipanti circa una cinquantina di moduli lavorati a maglia, poi ci sono altre persone che hanno regalato gomitoli sia all’inizio dell’anno che recentemente, ho insegnato ad alcune amiche e amici come si lavora la maglia, con altri mi sono ritrovata in aula per “sferruzzare”insieme. Ed infine c’è chi mi appoggia e m’incoraggia dall’inizio.

A dicembre sembra sempre tardi per parlare d’inverno, io ci sto provando. Mi sono ritrovata nuovamente a dicembre con la sensazione di avere molto da imparare sul tempo. Ho deciso di  riprendere a raccontare ciò che avviene, sperando che il progetto venga accolto creando nuove relazioni.

Se da un lato sento la responsabilità di raggiungere l’obiettivo nei confronti delle persone che si sono fidate di me e sono state generose nella loro partecipazione all’opera d’arte condivisa del progetto Colori che Scaldano, d’altra parte sento anche la fiducia rinnovata dalle persone che stanno preparando nuovi moduli di lana quest’anno, con modifiche nella richiesta sui formati, ma soprattutto sento che s tratta di uno stimolo alla crescita per me. Questo progetto è nato con grande desiderio di un abbraccio al mondo, basato su  piccoli gesti che, nel loro ripetersi, nella loro determinazione, portano a realizzare insieme qualcosa che da soli non sarebbe possibile e questo è uno dei possibili sensi dell’opera Condivisa. Sono fiduciosa, anche perché oltre al tempo sono necessari altri elementi: la dedizione, la cura dall’inizio alla fine, la capacità di non arrendersi perché la vita del progetto dipende dall’energia che gli viene dedicata e dalla fiducia e perché venga accolto è necessario non abbandonarlo e portarlo avanti con amore.

Mi è difficile adesso dire quando sarà pronta, perché nella condivisione ho imparato anche quanto sia importante il rispetto dei tempi che dipendono dall’insieme. Ma è un work in progress. E io ci credo come il primo giorno.

Quest’anno l’obiettivo è di arrivare a creare una composizione di almeno sessanta forme 24X124 cm circa, lavorati a maglia, sia dai partecipanti a distanza che con una struttura che spero di trovare e mi accolga per mettere insieme i moduli che ho a disposizione e parte del mio lavoro, il Vestito Inutile (è composta da tre grandi composizioni, ne vorrei usare almeno una per il progetto, perché è nato dal mio desiderio di risignificarla) entro fine gennaio 2016 e poi donarle a persone senza fissa dimora tramite un’associazione che si è resa disponibile (Yeeee!)*. Io sono fiduciosa, sto imparando a lavorare per obiettivi, a modificare il progetto in base alle nuove esigenze e alla risposta.

Sto anche iniziando a entrare a contatto con il territorio, non mi ero resa conto di quanto fosse cambiato negli ultimi anni, io sono sempre altrove, invece ci sono realtà interessanti. E’ iniziato dal passaparola, ma sento il bisogno anche del sostegno delle Associazioni ed è mia responsabilità imparare a propormi e saper presentare l’idea in modo corretto. Sto imparando molto, poi antrare in relazione significa anche imparare ad ascoltare, affrontare i no cercando di capire cosa non funziona e migliorare, comunque li prendo in considerazione perché sono sempre ottimi spunti di riflessione e possono essere costruttivi. E quando arrivano dei sì mi sento bene. Ci vuole tempo, come per la cura del giardino.

Robi Mui

 

*Yeee: un po’ informale ma estremamente adeguato.

 

 

 

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